giovedì 11 ottobre 2018

Crostata bavarese al cioccolato bianco e lamponi



Oggi ho voglia di darvi una botta di vita, citando una breve storia triste. 

"Ero in giardino a giocare, ad un certo punto andai lì dove c’era il cimitero. Allora mi chiesi: Cosa si prova ad andare in cielo? 
Una mia amica mi disse che era molto bello e io le ho creduto. Dissi allora io:
E me ne andai."

[Da un mio quaderno. Avevo otto anni.]

Sì, non era un bel periodo, quello. Avevo appena scoperto che alla fine della vita "si vola in cielo", e purtroppo per esperienza abbastanza diretta. Anche se questo racconto ha dell'inquietante
(bello andare in cielo? bah), e poi quella battuta finale mancante (molto più probabile che mi fossi scocciata di scrivere - conoscendomi - che pura licenza poetica), chissà cosa mi passava per la testa.

L'infanzia è magica, quando sei adulto parli ai bimbi col tono da idiota ma in realtà, i veri idioti siamo noi.

Ma veniamo ad argomenti più leggeri. Beh, questa torta leggerissima in effetti non lo è, ma io sono sempre del parere che la golosità di un dolce è direttamente proporzionata alla sua capacità di far ingrassare solo guardandolo 😂

Congelare la frolla può essere un'ottima idea per preparare qualcosa in fretta, quando si ha del ripieno di altri dolci che avanza. Purché non si aspetti a lungo ad usarla. Ho infatti appurato che più resta congelata, più rischia di disgregarsi al minimo tocco, una volta scongelata (rigorosamente in frigorifero per una notte). 

Perciò, se, come nel mio caso, vi avanza del ripieno, e avete della frolla congelata da massimo un paio di settimane, maneggiarla non sarà un grosso problema.

Il ripieno di questa crostata è una bavarese al cioccolato bianco e lime, avanzata da un'altra torta che ho preparato e che vi mostrerò prossimamente (è la seconda torta che invento di sana pianta e ne sono un pochino fiera 😇)

La frolla è sempre la solita, collaudata e imbattibile e la trovate qui.

Per la Bavarese al cioccolato bianco e lime ho voluto fare le cose per bene, preparando prima la crema inglese, che ne è la base. 

Crema inglese:
  • 3 tuorli
  • 50 gr di zucchero
  • 250 gr di panna fresca
  • 250 gr di latte
Amalgamate i tuorli con lo zucchero e ponete il composto su fuoco lento, aggiungendo il latte e la panna e mescolando fino a farla addensare leggermente (deve avere una temperatura tra gli 82 e gli 84°). Toglietela dal fuoco e mescolatela per qualche secondo con un frullatore ad immersione.

Bavarese:
  • 120 gr di cioccolato bianco
  • 4 gr di gelatina in fogli
  • 200 gr di crema inglese (mi raccomando, pesatela, perché dalla ricetta che vi ho messo ne viene di più)
  • 250 gr di panna montata
  • scorzette di un lime
Fate fondere il cioccolato a pezzi a bagnomaria (io ho aggiunto un po' di latte, poiché il cioccolato bianco è un po' ostico da fondere a bagnomaria, essendo molto più grasso del fondente). Ammollate la gelatina in acqua fredda e scioglietela in una piccola parte di crema inglese ancora calda (altrimenti scaldatela tutta al microonde), successivamente incorporate questa piccola quantità alla restante crema inglese e versatela per un terzo sul cioccolato fuso. Mescolate il composto energicamente, amalgamando tutto, quindi incorporate un altro terzo di crema inglese, mescolate e infine unite l'ultimo terzo. Mescolate il tutto con il frullatore ad immersione per ottenere una crema liscia e vellutata. Quando il composto avrà raggiunto la temperatura di 45/50° aggiungete le scorze di lime e la panna precedentemente montata a spuma. Aggiungete la panna in tre parti, mescolando delicatamente dal basso verso l'altro tra una aggiunta e l'altra. Versate la bavarese sul guscio di frolla già cotto, dopo averlo spennellato con un velo di confettura di lamponi. Decorate con lamponi, granella di pistacchio e mandorle a lamelle.


giovedì 4 ottobre 2018

Torta di Mele (di Luciano)



C'era una volta una fanciulla dalle guance rosse e la camminata da maschiaccio, che proprio non ne voleva sapere di mangiare la frutta. Fin da quando era bambina, aveva sempre avuto un pessimo rapporto col cibo: in verità il suo rapporto era pressapoco normale (si mangia per sopravvivere, giusto?), ma sua mamma scambiava la sua sazietà per chissà quale forma di rara sindrome, semplicemente perché abituata alla figlia primogenita che generalmente ingurgitava qualunque cosa le si palesasse nel piatto, e c'è chi giura di averla vista mangiare anche quello 😂
Ma la povera fanciulla, come se non bastasse già l'essere costretta a subire con rassegnazione le svariate tappe di un'infanzia qualunque, fatte da golosità per le schifezze e disgusto sparso nei confronti delle verdure e qualunque cosa fosse verde, veniva ripetutamente vessata da una famiglia che la riteneva così strana da cominciare a domandarsi se fosse stata scambiata nella culla e perciò la costringeva con ogni mezzo a mangiare qualunque cosa si riteneva potesse fornirle energia vitale (tipo dei sanissimi paninazzi strabordanti di nutella, che puntualmente la sorella riusciva a sottrarle con loschi piani, come ad esempio dicendole "se non ti va tutto lo dai a me?"). Tanto che, non appena acquisì un'età ragionevole, la nostra amica liberò le sue papille gustative dalla punizione divina mettendo letteralmente al bando frutta e verdura e tutto ciò che l'aveva traumatizzata.

[A questo punto, se questa fosse la mia autobiografia sarebbe - innanzitutto pessima - arricchita di particolari, e qui vi sarebbe la parte che va dalla pre-adolescenza all'età adulta. Ma dato che - per fortuna - non lo è, e - per fortunissima - parla solo di un argomento, ossia frutta e verdura, ometteremo questa parte]

Giunta all'età in cui cominci a capire che "non era solo una fase, hai proprio un carattere di merda" e tiri le - pessime - somme del tuo quarto di secolo, la fanciulla incontrò un bel - principe?no - giovanotto, che dopo averle conquistato il cuore decise che era giunto il momento di conquistare anche il suo palato. Ne seguirono innumerevoli tentativi per lo più fallimentari che prevedevano anche la famosa usanza diffusa in tutto i mondo di ingannare visivamente la vittima con espedienti del tipo "ecco la pasta al pesto" e tu sai palesemente che quel pesto SA di broccoli. E dopo aver superato mille difficoltà, ed essersi imbarcati in mille avventure, che in seguito si rivelarono fondamentali per nell'evoluzione della sua passione per la pasticceria - e che non staremo a raccontare perché, come ho detto, questa non è una biografia - il giovanotto riuscì a trovare per ogni verdura la preparazione e l'impiattamento che più stimolavano la curiosità della ragazza, spingendola a mangiare ed anche ad apprezzare. 

Alla fine rimaneva solo un grande ostacolo (anzi due, ma dell'altro ne parleremo in separata sede): la frutta cotta, o meglio, le mele cotte. No, le mele cotte proprio no. Hanno una consistenza pessima e un sapore acidulo ai limiti dello sconforto totale.

E invece...

E invece accade che il tuo fidanzato ti prepara una torte di mele dal nulla, inventando dosi (o forse sognandole, chissà); ci mette la cannella e le noci, e la cannella e le noci ti piacciono assai, e ci siede sopra una generosa quantità di spicchi di mela. 
E poi li cuoce. 
E tu li mangi. 
E ti piacciono.

E nasce la PRIMA TORTA DI MELE, CANNELLA E NOCI di Luciano, pressapoco così:

  • Mele ad occhio
  • Uova ad occhio
  • Burro ad occhio
  • Farina, quanta ne prende
  • Zucchero ad occhio
  • Latte qb
  • 1 Limone
  • 1 bustina di lievito
  • Cannella qb
  • Noci, quelle rimaste dopo che le ho spizzicate
Poi, dopo un numero imprecisato di prove, prende forma una ricetta vera e propria e diventa così:


  • 500g mele
  • 3 uova
  • 70g burro
  • 300g farina
  • 250g zucchero
  • 1 bicchiere di latte
  • 1 limone
  • 1 bustina di lievito
  • Cannella qb
  • Noci (sempre quelle rimaste dopo che le ha spizzicate)


  • Separate gli albumi dai tuorli e aggiungete a questi ultimi lo zucchero, creando una crema. Aggiungete il burro e il latte, continuando a mescolare. Unite al composto la farina e il lievito setacciati, la cannella e la buccia grattugiata di limone. A parte montate gli albumi a neve e uniteli al composto di tuorli. Sbucciate le mele e tagliatene una parte a cubetti e una minore a spicchi. Mettete i cubetti nell'impasto, insieme alle noci tritate grossolanamente. Versate il composto in una tortiera imburrata e infarinata, sistemate gli spicchi di mela a raggiera sulla superficie e infornate a 180°, per 45 minuti. Fate raffreddare, sformate e decorate con zucchero a velo.
Restate connessi per conoscere altri imperdibili estratti della mia vita. "Ci fermiamo, c'è la pubblicità"

#staytuned

martedì 25 settembre 2018

Torta di Carote e Mandorle



Per riuscire a parlare di qualcosa bisogna acquisire un certo distacco da essa? 
Non lo so. Dicono di sì, ma io credo di no.

Quante volte avete sentito l’esigenza di ringraziare un autore (di un libro, una poesia, una canzone, un film, un quadro ecc.) per essere riuscito a dire con parole/immagini/suoni qualcosa che avevate dentro ma che non riuscivate ad esprimere? Sono stata adolescente negli anni '90, l'80% del tempo lo passavi ascoltando musica e leggendo libri - più di quanto avrei dovuto fare, in effetti, ed estremamente molto più di quanto si faccia adesso - e il restante 10% lo passavi guardando Mtv: era impossibile che non accadesse.
E poi scrivevo. Scrivevo parecchio. Di tutto, anche di ciò che non conoscevo ancora. Lo facevo con distacco, senza mai preoccuparmene, senza mai chiedermi nulla. Scrivevo come se ricordassi la scena di un vecchio film, senza mai chiedermi se fosse reale, se fosse possibile, se fosse successo a me.
Per riuscire a scrivere di qualcosa bisogna averla vissuta?

Una volta ho incontrato l'autore di un'opera che mi aveva toccato l'anima. Un'opera che parlava di una condizione che io conoscevo bene. Mi aveva scosso l'animo perché avevo pensato che quello sarebbe stato esattamente il modo in cui io avrei descritto quella condizione. E mi è successa una cosa: all'improvviso mi sono sentita così vicina a quella persona, da poter quasi percepire i suoi pensieri: una connessione che solo chi ha vissuto vicende simili sente. Quando l'ho incontrato gli ho chiesto se anche lui avesse vissuto quella situazione, domanda che mi sembrava superflua, dato che ero convinta che fosse così. E quando mi ha detto no, gli ho chiesto come facesse a conoscere quegli stati d'animo che aveva così sapientemente descritto. E lui mi scosse di nuovo nel profondo, esattamente come aveva fatto con la sua opera, dicendomi "ho chiesto". Quelle due parole mi parevano così strane, proprio io che non avevo chiesto mai, abituata a cavarmela da sola in tutto, anche in questo. 

Per riuscire a scrivere di qualcosa bisogna saper ascoltare, osservare e avere la capacità di provare empatia verso qualcosa o qualcuno. Poi bisogna trovare una connessione, un punto di contatto dentro se stessi e fare di esso il veicolo d'espressione. Perché inevitabilmente l’opera parla di sé, anche quando diventa di tutti. Perché alla fine nell’arte ognuno vede quello che vuole. Come nella vita, del resto.

Per fortuna per riuscire a scrivere una ricetta basta provarla 😊
E per provare questa basta avere una caterva di carote inutilizzate in frigo, come me.

Ingredienti:
320 g di carote
300 g di farina
100 g di zucchero
80 g di farina di mandorle (o mandorle pelate)
3 uova
50 ml di olio di semi
1 bustina di lievito
1 bacca di vaniglia

Pelate le carote e frullatele in un mixer. Riducete le mandorle in farina, se non l'avete già pronta. Montate gli albumi a neve. A parte montate i tuorli con lo zucchero, aggiungetevi le carote frullate e l'olio di semi. Aggiungete i semi della bacca di vaniglia e poi la farina setacciata con i lievito. Unite anche la farina di mandorle e amalgamate il composto agli albumi, mescolando dal basso verso l'alto. Versatelo in una tortiera da 24 cm imburrata e infarinata e cuocete a 180°, per 30-40 minuti, facendo la prova stecchino. Fate raffreddare e spolverate con zucchero a velo.




lunedì 24 settembre 2018

Crostate e Pasta Frolla


Mi piacerebbe condividere, con chi ne avrà voglia, qualche modesta conoscenza tecnica che ho appreso nel corso di questi anni da "pasticciona". Non perché ne voglia fare un vanto (non ho mai frequentato scuole di pasticceria, sono semplicemente una persona estremamente curiosa - a volte anche troppo - ), ma per due ragioni: 1. è un'occasione per riordinare nozioni, segreti e curiosità collocate random e in ordine sparso nel mio cervello; 2. renderne partecipi anche voi, invitandovi quindi, ad accrescere la mia conoscenza, qualora aveste delle curiosità, segreti, o semplicemente "fun facts" da condividere a con me. Spero di avere la pazienza di trasformare questo in un appuntamento sistematico, chi mi conosce bene sa quanto la mia costanza nel portare a termine cose sia inversamente proporzionale alla mia voglia di iniziarle e all'entusiasmo che ne scaturisce.
Comincerò con il condividere qualcosina sulla pasta frolla.

Gli ingredienti per la pasta frolla sono semplicissimi (farina, burro, zucchero, uova e aromi), ma forse non tutti sanno il ruolo che essi hanno nella sua preparazione. L'impasto non chiede aggiunta di acqua poiché già contenuta nel burro e nelle uova. La farina da usare è quella “00” o “0” (in alcuni casi si può usare anche la farina di mais). Bisogna lavorarla poco, l'impasto va manipolato solo fino ad assorbimento dei liquidi. Per una maggiore o minore friabilità si può aggiungere o togliere burro (grassi e acqua). La quantità del burro varia a seconda del risultato che si vuole ottenere (la percentuale minima è 30% nelle frolle comuni e 50% nelle frolle montate; la percentuale  massima invece è 70% nelle frolle comuni e 80% in quelle montate), superata la soglia minima si perde friabilità, superata quella massima l'impasto risulterà grasso e troppo friabile. La frolla classica ha il 50% di burro sul peso della farina. Il burro deve avere una temperatura di 13°C (il burro troppo freddo non si amalgama bene, quello troppo caldo tira fuori tutto il grasso). Zucchero: è lo zucchero bianco, sia semolato (frolla classica) che a velo (frolla fine o montata). Lo zucchero semolato rimane in sospensione nell'impasto e favorisce lo sviluppo del glutine, quello a velo invece entra nella struttura del composto e lo rende meno elastico. La sua quantità ideale è il 40% sul peso della farina: aumentandolo o diminuendolo si incide sulla compattezza dell'impasto, poiché in forno, dopo lo scioglimento, inizia la caramellizzazione che gli dona croccantezza. Lo zucchero semolato si usa nella frolla comune, quello a velo in quella fine. A seconda del tipo di zucchero cambiano le quantità di liquidi da inserire nell'impasto, dato che quello semolato assorbe di più. Le uova: possono essere sia intere che solo tuorli o solo albumi; i tuorli aumentano i grassi nella pasta e donano più friabilità. Per un impasto più elastico vanno bene le uova intere: l'acqua contenuta nell'albume aumenta la lievitazione, e rende la pasta più asciutta e croccante.  Gli impasti della frolla possono essere di tre tipi: classico, sabbiato, montato. 

  • Zucchero: sapore e colore
  • Uova: amalgamare l'impasto. L'albume (acqua) determina un impasto crudo molle ma una frolla cotta dura. Il tuorlo (grassi) darà un impasto più sostenuto e una frolla cotta più friabile.
  • Gli ingredienti devono essere a temperatura ambiente: il burro morbido e a 13°, la farina debole.
  • Dopo l'aggiunta della farina lavorare il meno possibile.
  • I ritagli di pasta sviluppano meno della sfoglia vergine.
  • L'impasto,  prima della cottura, deve riposare in frigo.
  • Non bisogna mai scaldare la pasta nemmeno con le mani, per evitare che perda friabilità.
  • La farina sempre debole (150W / 180W).

FROLLA COMUNE: Con zucchero semolato (è più assorbente e richiede più liquidi).
FROLLA FINE: Con zucchero a velo.
SABLE': Quando la quantità di burro supera il 24% sul peso dell'impasto.

TIPI DI LAVORAZIONE DELLA FROLLA
MONTATA
CON FRUSTA; + BURRO, ZUCCHERO A VELO
CLASSICA
CON FRUSTA AFOGLIA (O "K" per i Kenwood)
SABBIATA
CON FRUSTA A FOGLIA (O "K"). Si mescolano prima farina e burro - a pezzi - freddo di frigo, a velocità medio-bassa, fino a formare un composto sabbiato; si aggiungono quindi uova, zucchero, aromi e sale. Non riposa in frigo. Ha una friabilità superiore.
                             CLASSIFICAZIONE DI FROLLE
TIPOLOGIA DI FROLLA
MEDOTO DI IMPASTO
FARINA DEBOLE (gr)
BURRO (gr)
ZUCCHERO SEMOLATO (gr)
ZAV (gr)
UOVA INTERE (gr)
TUORLO (gr)
ALBUME (gr)
CACAO (gr)
FARINA DI MANDORLE (gr)
FECOLA (gr)
BILANCIAMENTO
Classica
Classico
500
300
230
/
50
60
/
/
/
/
Ottimo per crostate e biscotti
Milano
Classico
500
250
250
/
150
/
/
/
/
/
Cotture in bianco e crostate
Sablèe
Sabbiato
500
300
200
/
100
/
/
/
/
/
Crostate friabili e biscotteria
Per fondi
Classico
500
230
270
/
120
/
/
/
/
/
Croccante, per fondi sotto creme e per farciture post cottura perché resistente all'umidità
Montata
Montato
500
410
/
170
/
/
70
/
/
/
Biscotteria. Friabilità superiore.
Bretone
Classico
430
400
/
150
/
40 (sodo)
/
/
/
85
Biscotteria o base per pasticceria fredda poiché compatta al taglio. Per mousse e bavaresi.
Ovis Mollis
Classico
300
300
/
180
/
240 (sodo)
/
/
/
180
Biscotteria. Utilizzabile anche con sac a poche.
Con Cacao
Classico
450
300
200
/
2
/
/
50
/
/
Crostate e biscotti al cacao. Fino a mx 10% la farina può essere sostituita col cacao: superata questa soglia bisogna integrare con ulteriori liquidi.
Napoli
Classico
475
250
/
220
100
/
/
/
125
/
Biscotteria o fondi per tartellette.


LIEVITO
LIEVITO Sì O NO:
Crostate di confettura
Foderare stampi
No
Biscotti
No se devono essere perfetti e non deformi; Sì se li voglio gonfi e friabili


Farina

Una farina per frolla deve contenere poco glutine per poter ottenere un’ottima struttura (non elastica) e conseguentemente una buona friabilità. Il glutine lavora a contatto con liquidi: la farina va quindi aggiunta alla fine (metodo classico) oppure una volta aggiunte le uova, la frolla andrà lavorata il meno possibile (metodo sabbiato).

Zucchero

Lo zucchero conferisce croccantezza: più aumenta la quantità, meno friabile sarà la pasta frolla. Gli zuccheri più utilizzati sono lo zucchero semolato e lo zucchero a velo. Lo zucchero semolato è in grado di assorbire molto più liquido, quello a velo ha meno capacità di assorbimento. Nel caso di frolla con zucchero a velo si parla di frolla fine poichè più friabile. 

Burro

Il burro è l’ingrediente che conferisce friabilità e morbidezza: più aumenta la sua quantità, più si otterranno paste frolle delicate, che si sbriciolano in bocca. Variando la sua quantità si otterranno paste più o meno morbide ma soprattutto cambierà la quantità di uova nell’impasto.

Uova 

Nella pasta frolla si possono usare uova intere, tuorli o soli albumi. Il tuorlo contiene acqua, grassi e proteine, per cui una frolla con tuorli sarà più grassa e di conseguenza più friabile. In base alla parte dell'uovo utilizzata cambierà il rapporto con gli altri ingredienti. Per calcolare la quantità di uova esistono dei coefficienti di divisione che permettono di mantenere un bilanciamento ottimale della pasta frolla. 
Coefficienti:
  • Uovo intero: 12
  • Tuorlo: 6
  • Albume: 14

Il calcolo si fa sommando tra loro le quantità di farina, burro e zucchero e dividendo il risultato per il coefficiente, in base al tipo di uova che si vuole utilizzare.


Spero di essere stata utile ed esaustiva 😊 Ovviamente ci sono millemila cose che ancora non so, ancora non ho letto, ancora non mi hanno detto. 
Per finire vi lascio un paio di ricette delle ultime due crostate realizzate: si tratta di una frolla classica e una al cacao, e due squisitissime creme all'acqua (quindi senza uova) al mirtillo e lampone.

Pasta Frolla, ingredienti:
  • 300 gr di farina 00
  • 100 gr di zucchero
  • 150 gr di burro
  • 1 uovo (grande)
  • un pizzico di sale
  • la scorza grattugiata di un limone
Pasta Frolla al cacao, ingredienti:

  • 460 gr di farina 00
  • 300 gr di burro
  • 1 cucchiaino di sale
  • 200 gr di zucchero a velo
  • 40 gr di cacao amaro
  • 3 tuorli
Nella planetaria con frusta a foglia lavorate lo zucchero con il burro freddo, a pezzetti, il sale e la scorza del limone (se prevista). Aggiungete l'uovo o i tuorli ed infine la farina (e il cacao). Mescolate e trasferite il composto su un piano infarinato, impastate (per pochissimo tempo e a mani preferibilmente fredde), formate un panetto leggermente appiattito, avvolgetelo nella pellicola e riponetelo in frigo a riposare per almeno 30 minuti. Trascorso il tempo necessario, su un piano infarinato, stendete la pasta dello spessore di 5 mm. Rivestite con la frolla uno stampo per crostate precedentemente imburrato, bucherellate il fondo e ponetelo in frigo per altri 30 minuti. Nel frattempo portate il forno alla temperatura di 180°C, ponete dei pesi sulla base della frolla (vanno benissimo i classici fagioli secchi) e cuocete per 20 minuti. Trascorso questo tempo, togliete i pesi e lasciate cuocere ancora per 10 minuti. Lasciate raffreddare prima di sformare.

Crema ai mirtilli / lamponi:
  • 125 ml di succo di mirtilli / lamponi (ottenuto frullando la frutta con qualche cucchiaio di acqua)
  • 150 ml di acqua
  • 50 gr d zucchero
  • 50 gr di amido di mais
  • 125 ml di panna liquida
In un pentolino mescolate l’amido e lo zucchero. Accendete il fuoco, a fiamma media e aggiungete l'acqua e il succo a filo, mescolando continuamente, fino al primo bollore. Togliete dal fuoco e trasferite il pentolino in una boule con del ghiaccio. Continuate a mescolare per raffreddare la crema. Coprite con pellicola a contatto e fate riposare in frigo. Montate la panna e unitela al composto freddo. Come avrete notato, la preparazione di questa crema è identica alla pasticcera (anzi, per essere precisi, a una diplomatica, essendoci la panna montata): la frutta, infatti, sostituisce le uova. Riempite i gusci di frolla con la crema, aiutandovi con una sac à poche e guarnite con la frutta.

martedì 18 settembre 2018

Chiffon Cake al limone con glassa all’arancia (aka Fluffosa)


You look amazing, ha detto Harry a Meghan, oggi, nel giorno del suo Royal Wedding. Io ero sul divano con i kleenex e l’unica cosa che mi consolava era che anche Kate Middleton ricicla i vestiti (il suo abito infatti era stato già indossato due volte, al compleanno della Regina ed al battesimo di Charlotte - fonte Enzo Miccio e Giulia Valentina). Ma non mi bastava. Sì, perché intanto lei partorisce e dopo 6 ore è fuori dall’ospedale, con un fisico al top, il trucco e parrucco perfetto e sorride ai fotografi. 
Così mi sono messa ai fornelli, ed ho partorito - non un royal baby - una AMAZING Chiffon Cake (anche detta Fluffosa). Ho colto anche l’occasione di dare il colpo di grazia alla peonia che tanto aveva il destino già segnato:

Quindi prima che la facesse fuori il gatto, ci ho pensato io :) 
Oltretutto questa splendida torta è anche senza glutine. Ho voluto provare a sostituire alla farina 00 il mix senza glutine della Schar e con mia sorpresa il risultato è stato ottimo: insomma, non la devi sniffare per mangiarla, una volta pronta, come di solito succede con i dolci senza glutine :D Ecco la ricetta:
Ingredienti:
  • 300 gr di farina (00 o senza glutine, a preferenza)
  • 6 uova 
  • 300 gr di zucchero (qui ho usato quello di canna, perché avevo solo quello, ma non ha fatto alcuna differenza)
  • 100 ml di acqua tiepida
  • 80 ml di succo di limone
  • 130 ml di olio di semi
  • 1 bustina di lievito
  • Scorza grattugiata di un limone
  • 8 gr di cremor tartaro
  • 1 pizzico di sale
Per la glassa:
  • 170 gr di zucchero a velo
  • 1 albume
  • il succo di un’arancia
Setacciate la farina con zucchero, lievito e sale. A parte mescolate olio, acqua, succo e scorza di limone. Separate i tuorli dagli albumi e aggiungete i tuorli ai liquidi. Quindi incorporate le polveri e montate il composto in planetaria. A parte montate gli albumi e quando iniziano ad assumere l’aspetto della neve ferma aggiungete il cremor tartaro. Unite i due composti e mescolate con una spatola, con movimenti dal basso verso l’alto. Versate il composto in uno stampo per chiffon cake senza imburrarlo né infarinarlo (nel caso non lo veste potete usare uno stampo normale, alzando i bordi con della carta forno, e in questo caso dovrete imburrarlo e infarinarlo). Cuocete a 170°, per 50/60 minuti, facendo la prova stecchino. Sfornate e capovolgete immediatamente lo stampo sui suoi piedini (in caso di stampo normale lasciate raffreddare completamente nello stampo): la torta scenderà da sé.
Per la glassa: Sbattete delicatamente l’albume con una frusta. Aggiungete poco alla volta lo zucchero a velo continuando a montare. Otterrete una glassa lucida e densa. A questo punto aggiungete il succo a filo, continuando a montare, fino al raggiungimento della consistenza desiderata.


[Post originale creato il 19 Maggio 2018]

Cremoso al pistacchio e mousse alle nocciole

  Marquise al cioccolato  70 g di tuorli 70 g di zucchero a velo 150 g di albumi 140 g di zucchero a velo 60 g di cacao amaro 20 g di fecola...